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Ju Jutsu

JU JUTSU


  Il Ju Jutsu è un antichissimo sistema di difesa personale giapponese la cui origine è stata fatta risalire addirittura a circa 2500 anni fa. Certamente viene oggi considerato uno dei più efficienti ed eclettici sistemi di Arti Marziali dal quale, come tutti riconoscono, si sono originati altri pur notori metodi, quali il judo e l'aikido.
  Le parole "ju jutsu" possono essere tradotte, con una certa libertà, come "arte della cedevolezza" o "arte della flessibilità". Con ciò si cerca di spiegare la natura stessa di questo affascinante e complesso sistema di lotta a mani nude (anche se in taluni casi è previsto l'uso di armi bianche).
  Infatti, a differenza delle tipiche esperienza di lotta occidentali, nel ju jutsu vige il principio secondo cui deve essere utilizzata la forza dell'avversario per ricercare la vittoria sul medesimo. Ciò si realizza attraverso un complicato bagaglio di tecniche che riguardano il modo di cadere, di proiettare l'avversario, di applicargli leve articolari, attacchi a centri nervosi, strangolamenti e percussioni con mani e piedi verso le zone vitali dell'organismo.
  La reale origine di questo antico sistema di lotta deve essere rintracciata nelle molteplici acquisizioni culturali che, fin dai tempi più remoti, il Giappone ha ricevuto dalla Grande Madre della civiltà orientale: la Cina.
  Lì da lungo tempo si erano sviluppate numerose scuole, specie tra i monaci buddisti, che studiavano ed applicavano tecniche di combattimento a mani nude: la leggenda vuole che tali metodi fossero stati importati da una mitica figura di monaco asceta chiamato Bodhidarma, giunto fin dalla lontana India.
  Non a caso, una delle più famose leggende sull'origine del ju jutsu narra come anticamente (probabilmente intorno al XVI sec. a.C.)  un medico giapponese, tale Akiyama di Nagasaki, si fosse trasferito per molti anni in Cina per apprendere lì i più intimi segreti della medicina tradizionale. Dopo tale ricca esperienza umana e professionale, il medico era tornato in patria, cercando di applicare quanto appreso nella sua attività di tutti i giorni.
  Una sera, durante una forte nevicata, si soffermò ad osservare come la neve, accumulandosi progressivamente, presto o tardi spezzava i rami degli alberi, salvo nel caso del salice: i suoi rami infatti, dotati di particolare flessibilità, ad un certo punto si piegavano sotto il crescente peso della neve, la scaricavano a terra e tornavano liberi nella loro posizione iniziale.
  Si narra che a seguito di questa osservazione il medico iniziasse a formulare una prima serie di tecniche che utilizzavano la forza applicata dall'avversario al fine di rivolgerla contro lo stesso, così da proiettarlo o per renderlo inoffensivo attraverso bloccaggi o soffocamenti.
  E' indubbio che in Giappone, specie nella lunga e sofferta epoca medievale (iniziata intorno al VI sec. a.C. e terminata a metà dell'800 con il famoso blocco navale dell'Ammiraglio Perry) le varie scuole di arti marziali, siano state armate o disarmate, fiorirono ampiamente.
  Le nozioni ricevute da coloro i quali avevano studiato in Cina vennero applicate e sviluppate per secoli e secoli, fino ad arrivare alla famosa pax imposta dal regime Togukawa: da quel momento le varie forme di arti marziali ebbero un'ulteriore evoluzione, questa volta di natura spiccatamente etica e filosofica. Si fece forte l'influenza della filosofia Zen e dal concetto di jutsu (arte, tecnica) si cominciò a passare al concetto di do, ovvero il tao cinese (la "via", il "percorso" spirituale).
  Per molti anni questo sistema di lotta venne anche chiamato in vari modi (ad es. yawara, kempo) e le più famose scuole (Kito Ryu, Yoshin Ryu, Kushi Ryu, Sekigushi Ryu, Tenjin Shinyo Ryu) ebbero grande sviluppo fino alla vera e propria rivoluzione culturale avvenuta con la modernizzazione imposta dall'Imperatore Meiji a metà del XVIII sec.
  Da quel momento iniziò un periodo di oblio e di profondo decadimento anche morale delle scuole di ju jutsu fino a quando, grazie alla straordinaria intuizione del Prof. Jigoro Kano, non iniziò un lento, graduale recupero di questa vera e propria ricchezza culturale giapponese, oggi tornata a splendere anche per merito di storici, ricercatori, cultori e praticanti di tutto il mondo.


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